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Movimento Ecclesiale Carmelitano

Allegato allo Statuto del Movimento Ecclesiale Carmelitano

  1. Il Movimento Ecclesiale Carmelitano è stato fondato a Brescia nel giugno 1993, per iniziativa di P. Antonio Maria Sicari o.c.d., ed è nato dall’amicizia tra alcuni religiosi carmelitani e alcuni fedeli laici desiderosi di condividere assieme, in maniera rinnovata, le ricchezze dell’antico carisma carmelitano.


  1. La particolare urgenza di diffondere nella Chiesa il carisma carmelitano trova il suo fondamento teologico nell’insegnamento del Concilio Vaticano II sulla “vocazione universale dei fedeli alla santità nella perfezione della carità” (Lumen Gentium, c. V) e nella conseguente persuasione che “l’eximia ratio della dignità di ogni persona umana sta nella sua chiamata alla comunione con Dio” (Gaudium et Spes, 19).


  1. In forza del patrimonio di santità e di dottrina ereditato dai tre grandi Dottori della Chiesa (S. Teresa d’Avila, S. Giovanni della Croce e S. Teresa di Lisieux), il carisma carmelitano sembra oggi particolarmente abilitato a favorire l’accesso di tutti i fedeli all’esperienza mistica, nel senso preciso indicato dal Catechismo della Chiesa Cattolica che insegna esplicitamente la chiamata di tutti i fedeli all’unione mistica:

«Il progresso spirituale tende all’unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama “mistica” perché partecipa al mistero di Cristo mediante i sacramenti –i “santi misteri” – e, in Lui, al mistero della SS. Trinità. Dio chiama tutti al mistero di questa intima unione con Lui, anche se soltanto ad alcuni sono concesse grazie speciali o segni straordinari di questa vita mistica, allo scopo di rendere manifesto il dono gratuito fatto a tutti» (CCC 2014).


  1. Su tali basi il Movimento Ecclesiale Carmelitano ha sviluppato la coscienza che la Chiesa dei nostri tempi ha sì un tesoro ricchissimo di tradizioni circa l’esperienza mistica dei consacrati, ma attende ora di scoprire quanti tesori di esperienza mistica siano fruibili –con la grazia di Dio – nel tessuto stesso della vita laicale, soprattutto nell’ambito della famiglia, vissuta come «chiesa domestica». Le esperienze tipiche dell’infanzia, della giovinezza e della vecchiaia; le esperienze del fidanzamento, del matrimonio e della vita familiare; le esperienze della gravidanza, del parto e della educazione dei figli; le esperienze della malattia, della sofferenza e della morte; le esperienze del lavoro, dell’arte e della cura delle realtà terrene…: sono tutte suscettibili di una profondità mistica, diversa ma analoga a quella che è stata ripetutamente descritta nell’ambito dei chiostri.


  1. Un’ulteriore conferma della missione che il «Movimento Ecclesiale Carmelitano» desidera svolgere è nella Lettera Apostolica Novo Millennio Ineunte nella quale il Papa ha chiesto di “porre la programmazione pastorale nel segno della santità”(n. 31), facendo in modo che tutte le comunità cristiane diventino “autentiche scuole di preghiera” (n. 33); insegnamento che Giovanni Paolo II ha sostenuto con richiami espliciti alla tradizione carmelitana:

«La grande tradizione mistica della Chiesa, sia in Oriente che in Occidente, può dire molto a tale proposito. Essa mostra come la preghiera possa progredire quale vero e proprio dialogo d’amore, fino a rendere la persona umana totalmente posseduta dall’Amato divino, vibrante al tocco dello Spirito, filialmente abbandonata nel cuore del Padre (…). Si tratta di un cammino interamente sostenuto dalla grazia, che chiede tuttavia un forte impegno spirituale e conosce anche dolorose purificazioni (la “notte oscura”), ma approda in diverse forme


 

 
 

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